Un “Addio”, secco, al telefono.
Freddo il telefono.
E’ bastato solo quello a farmi tornare la voglia di ridare vita a qualcosa: PUM!
E’ bastato solo quello a cancellare tutti i messaggi dal mio cellulare. A tagliare i contatti.
Tagliare. Il verbo più giusto sarebbe “sfaldare”.
Come “il naturale sfaldarsi del corpo” che poco centra con quello che accade stanotte.
Avete presente quando una persona non c’è? Quando una persona muore?
Il nostro cervello compie un processo NATURALE di rimozione.
Prima scompare la faccia: il naso è sempre il primo, poi c’è la bocca che piano piano ti abbandona con i capelli. Gli occhi sono sempre gli ultimi. Poi scompare il solido, la fisicità, lo spazio occupato dal corpo. Scompare l’altezza, la consistenza della gambe lascia posto al vuoto, ad un’immagine sfuocata. La forza delle braccia perde di vigore e la grandezza del busto, la morbidezza della pancia non esistono più. Poi si perdono i gesti e le espressioni. Maledette! Quelle sono quelle che io non vorrei mai perdere.
Il cervello rimuove tutto tranne il profumo: quello è il più bastardo! Il profumo aleggia ovunque, sempre: rimane sui maglioni, i cuscini e poi li lavi. Ma un giorno cammini per strada ed il suo odore è tornato. Torna a far capolino tra la giacca di un turista e la cartella di uno studente. Fino a quando anche quello scompare.
Stasera ho detto addio a mille cose ed ho riaperto la porta al mio orgoglio: l’unica cosa a cui afferrarmi ancora. Ancora una volta.
Stasera non scrivo per te, per lui, per lei, per gelido (che sicuramente preferirebbe le mie foto), scrivo per questa sera… per me. Per me che non scriverò mai più così perché dimenticherò ancora, anche questa volta.
Stasera scrivo per tutte quelle volte in cui avrei dovuto scrivere di questa sera.
Stasera… Stanotte…
Stanotte.



